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La lenta marcia dei treni veneti rende irraggiungibili le montagne

FELTRE (Belluno) – Treni sempre più lenti aumentano il divario tra montagna e pianura veneta. Un gruppo di pendolari della linea Feltre-Padova sta registrando da mesi le performance dei loro convogli. I ritardi di un mese, infatti, valgono mezza giornata di lavoro. In luglio il record: 344 minuti. Certificata l’inefficienza del servizio, è scattata la petizionee 500 firme sono pronte alla consegna.

I DATI – Per questi pendolari il rientro a casa non è mai semplice. I ritardi mensili superano sempre abbondantemente i 100 minuti. Generalmente la discesa dalle Prealpi a Padova si avvicina alle tabelle di marcia, ma dopo una primavera tranquilla si è tornati ai livelli di gennaio, sopra i 120 minuti mensili di sforamento. Dalla bozza di contratto tra Regione Veneto e Trenitalia (la versione definitiva sembra essere top secret) si evince che l’impegno prevede che il 91,5% dei treni arrivi entro i 5 minuti di ritardo. «Così la Regione accetta di abbonare 5 minuti», conclude Lucio D’Alberto, professione pendolare in fasce orarie che si vanno dilatando negli anni.

 

“SPREAD” FERROVIARI – Quota che vai, disservizio che trovi. Se i maggiori ritardi si accumulano in pianura, dove ci sono più utenti (lavoratori e studenti), più fermate e più tratte da incastrare, salendo verso la montagna i rari treni che in estate dovrebbero portare i turisti al refrigerio viaggiano sbuffando sul binario unico, non elettrificato. Anche se per Francesco Ferrarese sono «vecchi ma onorabilissimi», poi, i treni Aln668 fanno un po’ vergognare Carla De Faveri, quando turisti diretti alle Dolomiti passano dalle Frecce alle littorine esclamando: «Non pensavo esistessero ancora treni così!».

LE STORIE – «Ho il piacere di accumulare ritardi e disservizi su due linee diverse», racconta Monia Dal Col, che viaggia tra Belluno e Vicenza, «dal 2005 ad oggi impiego quasi 50 minuti in più per arrivare a destinazione. Pago per salire su un treno di cui ho una vaga idea della partenza e una pia illusione sull’orario di arrivo. Per cercare di fare “coincidenza”, non più garantita da Trenitalia, devo confidare sul buon cuore di capitreno e capistazione». Lucio afferma amaro che «l’unico diritto è a venir trasportato, il che avviene quasi sempre, mentre l’optional puntualità è un miraggio; l’optional informazione è a intermittenza; l’optional pulizia purtroppo dipende anche dagli utenti». Carla si chiede «chi mi risarcisce delle mezz’ore mensilmente decurtate dal mio stipendio per essere arrivata in ritardo? Chi mi ridà il tempo che non ho passato con la mia famiglia?».

LE RICETTE – Investire su infrastrutture e manutenzioni perché «un temporale non dovrebbe causare ritardi di ore». I pendolari non hanno dubbi sulle strategie che dovrebbe adottare Trenitalia per migliorare. Il bisogno di informazione è sentito quanto la puntualità. Carla propone una sorta direview del servizio, per capire dove si annidino davvero le inefficienze. Imputati sono anche Regione ed enti locali, che dovrebbero, dicono i pendolari, sorvegliare meglio il rispetto degli impegni contrattuali e sostenere il trasporto su rotaia, prezioso per i turisti e fondamentale per la qualità della vita dei cittadini.

Questo articolo è stato pubblicato da Il Vostro Quotidiano l’8 agosto 2012

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Viaggio nel clima con carote HD

Ai ghiacci delle Alpi Orientali non era mai stato chiesto nulla. Eppure hanno tanto da raccontare. Per esempio riguardo al clima di migliaia di anni fa e ai suoi mutamenti nel tempo. La prima ricerca basata proprio su campioni di ghiaccio provenienti dalle Alpi dell’Est inizia a fine 2011 e durerà almeno un paio d’anni. Il carotaggio è stato fatto a 3.850 metri, sull’Ortles, da un team internazionale che ha lavorato per alcune settimane costantemente sottozero. A guidarlo l’italiano Paolo Gabrielli, che appena sceso a valle ci racconta di una “missione compiuta abbondantemente”: “Di solito da ogni sito si recuperano una o al massimo due carote di ghiaccio. Noi ne abbiamo recuperate 4, di cui 3 fino al substrato roccioso e di ottima qualità”.

Cosa ci dirà il ghiaccio dell’Ortles?

“Ci aspettiamo di ottenere dati di carattere regionale e quindi riferibili all’area alpina per quanto riguarda la temperatura, locale per le precipitazioni. Nell’area Alpina questo tipo di studi è stato svolto solo nelle Alpi Occidentali. Questa è la prima volta nelle Alpi Orientali”.

Con le carote di ghiaccio potreste “vedere” fino a 5.000 anni fa.  Esistono altri metodi così potenti?

“Esistono altri metodi di ricerca per guardare ai cambiamenti del clima, come gli studi nei sedimenti lacustri i quali hanno il vantaggio di coprire archi temporali molto lunghi, ma con una minore risoluzione temporale ovvero minore capacità di “vedere” eventi brevi ma significativi”.

Quando pubblicherete i risultati della ricerca sull’Ortles?

“Il lavoro scientifico vero e proprio comincia adesso. I primi risultati non saranno pubblicati prima di 2-3 anni”.

Avete fatto didattica sul campo, un sito racconta ogni fase del vostro lavoro. Quanto conta la comunicazione nel vostro lavoro di ricercatori?

“Diamo un’importanza grandissima a questi aspetti perché crediamo che la scienza debba uscire dalla sua “torre d’avorio”. Il nostro campo di studi ci facilita molto in questo, perché esiste un aspetto visuale delle nostre ricerche che fa passare più facilmente i concetti”.

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