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No alla centrale idroelettrica. Sulle Dolomiti è “guerra dell’acqua”

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GOSALDO (Belluno) – Un migliaio di persone provenienti da tutto il Veneto e rappresentanti decine di associazioni hanno risalito la Valle del Mis, nel cuore del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, per richiamare l’attenzione sulla costruzione di una centrale idroelettrica che sfrutterà l’acqua del torrente. Nel greto, violando il cantiere, hanno piantato simbolicamente fiori e piccoli alberi. Tra le Dolomiti riconosciute dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità è in corso una guerra, la guerra dell’acqua, che divide anche le stesse comunità locali. Da una parte cittadini, associazioni per la tutela dell’acqua e dell’ambiente (tra cui Acqua Bene Comune e Cai), forze sociali, operatori turistici. Dall’altra molti amministratori, dai comuni alla Regione Veneto, e le società coinvolte nei lavori di altre decine di piccole centrali idroelettriche. L’equilibrio tra business degli incentivi europei e ambiente è saltato. Le speranze dei manifestanti stanno nella possibile revisione dei criteri per la concessione dell’acqua e nel diritto degli abitanti della piccola frazione di Tiser, che vantano i diritti d’uso sul suolo del cantiere aperto dalla società Eva Valsabbia di Salò.

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Ma quale spending review, in Italia per risparmiare basta spegnere la luce


inquinamento luminosoMILANO
 – Uscendo di casa si spegne la luce. Ogni buon padre di famiglia lo raccomanda: è la regola aurea del risparmio domestico. Una volta scesi per strada, però, i cittadini italiani si trovano avvolti dalla rassicurante luce pubblica e ogni riferimento alla bolletta diventa puramente casuale. Ai cervelli impegnati nella spending review è arrivata un’idea semplice semplice: «Spegniamo la luce». L’associazione CieloBuio l’ha articolata, documentata e inviata via posta elettronica certificata addirittura poche ore prima che il Governo alzasse la mano chiedendo aiuto nel formulare revisioni efficaci.L’Italia spende un miliardo di euro l’anno in illuminazione pubblica. Potrebbe risparmiarne almeno la metà (500 milioni di euro), scriveva CieloBuio a Monti, se invitasse i Comuni ad abbassare le luci. Al di fuori dei centri urbani sono inutili, lungo le strade cittadine si possono spegnere alle 23, salvo agli incroci, come fanno negli Stati Uniti. Due mesi dopo tutto tace, è evidente che l’idea non ha acceso i professori, dunque il presidente Fabio Falchi scrive al capo dell’Esecutivo: «Immaginando che la nostra proposta sia sfuggita involontariamente, magari “annegata” nel mare di suggerimenti che il Governo ha ricevuto per la Spending Review,confidiamo in un Suo intervento per iniziare da subito a risparmiare in questo campo, con vantaggio per tutti, casse dei Comuni, salute, ambiente notturno».

ITALIA BRILLANTE E SICURA – Vista dallo Spazio l’Italia notturna è viva, luminosa, sembra la nazione più industrializzata d’Europa. Parola dell’astronauta italiano Paolo Nespoli, che lassù c’è stato e ha visto come il suo Paese sprechi l’energia che produce e importa: illuminando a giorno strade, piazze e palazzi (guarda il video). Il Belpaese consuma per i lampioni 106 kilowattora per abitante (dati Terna). È poco meno della Spagna (116), ma più del doppio di Germania e Gran Bretagna (rispettivamente a 48 e 42, dati Universidad Complutense de Madrid).Gli studiosi spagnoli poi notano una correlazione: la densità di lampioni è più alta a certe latitudini, in Italia, Spagna e Portogallo. Che sia un fatto culturale? «In altri Paesi l’illuminazione pubblica è percepita come un servizio, da noi è una questione di immagine elettorale – spiegaLeopoldo Dalla Grassa, referente veneto di CieloBuio – Qui si associa ancora la luce alla sicurezza, ma studi e esperienze dimostrano il contrario». In Francia, nel 2007, un furto di cavi spense i fari dell”autostrada. Anziché ripararlo, i francesi hanno testato l’autostrada buia per tre anni e riscontrato un calo degli incidenti del 30%. «Lungo le nostre vie illuminate a giorno abbiamo una mera percezione di sicurezza, ma in realtà pigiamo di più sull’acceleratore e sottovalutiamo l’imprevisto. Nemmeno per combattere la microcriminalità funziona la luce: vandali e ladri se ne avvantaggiano. Milano è la città più illuminata, ma non la più sicura».

consumo pro capite

Consumo pro capite

COMUNI AL BUIO – Cercando cercando, alcuni Comuni stanno trovando l’interruttore che salva il bilancio. A Piove di Sacco, nel Padovano, all’una di notte si spengono 4.297 lampioni su 4.480. Così facendo da qui a fine anno rimarranno nelle casse comunali 70mila euro e l’obiettivo è tagliare del 50% la bolletta. La sperimentazione è partita e serviranno accorgimenti, dato che il terremoto notturno ha spiazzato i cittadini precipitatisi nelle strade, buie. Ma indietro non si torna. A Chiampo, Vicenza, hanno dimezzato la spesa già dal 2009, con punte del 73% di risparmi, sostituendo le vecchie lampade a mercurio (bandite dal 2014),  con quelle a sodio ad alta pressione e installato dei regolatori di luminosità. L’associazione CieloBuio raccoglie le segnalazioni e premia i più virtuosi, come ha fatto con i Comuni bergamaschi di Villa d’Ogna (25% di risparmio energetico certificato) e Fara Gera d’Adda (43%), Carbonara e Magnacavallo nel Mantovano (67 e 47%) e da ultimo Rota Greca (Cosenza, 40%).

LUCI PERICOLOSE – C’era una volta il cielo stellato. «In Italia non c’è più il cielo incontaminato, a causa dell’inquinamento luminoso non c’è più l’impressionante spettacolo della natura che dovrebbe essere» si rammarica Fabio Falchi, che da fisico e ricercatore ammonisce: «L’eccesso di luce notturna non danneggia solo gli astronomi, che devono andare in altre parti del mondo a lavorare, ma anche la nostra salute e l’ambiente». La materia è oggetto di studio, ma l’esposizione alla luce artificiale a determinate lunghezze d’onda può influenzare i ritmi dell’organismo e, sembra, aumentare il rischio di tumori. Poi c’è il consumo di energia: per ogni lampione in più, 15 alberi in meno. «E gli animali notturni vedono alterarsi il loro ambiente, gli uccelli perdono l’orientamento nelle migrazioni, le tartarughe marine neonate non vedono più la luce delle stelle riflessa nel mare e vanno verso il chiarore della terra, a morire» continua Falchi.

Questo articolo è stato pubblicato da Il Vostro Quotidiano il 5 luglio 2012

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«Io, “signor nessuno”, voglio diventare consigliere d’amministrazione Rai»

MILANO – Da quasi dieci anni punta a entrare nella stanza dei bottoni della Rai per cambiarla. La vorrebbe aperta ai giovani e con poca pubblicità. Dei compensi milionari agli artisti, poi, non vuole nemmeno sentir parlare. Piuttosto investirebbe in informazione e divulgazione. Roberto Menegon di mestiere posa marmo e piastrelle, ma tolti i guanti ama occuparsi di interessi pubblici. Per tre volte si è candidato sindaco di Fanna, comune pordenonese di 1.500 abitanti. Poi si è proposto per la Rai e nel 2011 ci ha provato anche con il consiglio della locale Banca di Credito cooperativo. Mentre il suo nome gira l’Italia in cima alla lista dei candidati al consiglio di amministrazione dell’emittenza pubblica, lui è al lavoro, in Austria.

Menegon, come nasce questa candidatura?

Mi interesso di Rai dal 2002 e dall’anno dopo sollecito l’inserimento del mio nome nella lista. Con la legge Gasparri occorre scrivere ai presidenti delle camere e così ho fatto. Ricordando che la scadenza era vicina, ho telefonato proprio pochi giorni fa per sincerarmi che il mio nome ci fosse.

Cosa proporrà da consigliere?

Chi paga il canone ha diritto a un’impronta più divulgativa e informativa della televisione pubblica. La pubblicità va limitata, perché la paghiamo ogni giorno al supermercato. Non vedo giovani nei palinsesti, mentre sono incomprensibili i cachet miliardari dati a certi artisti.

Cos’è stato, ormai molti anni fa, a portarla a interessarsi così della Rai?

Notai che l’ascolto del pubblico si spostava verso le televisioni private. Mancando un ruolo di informazione e didattica nella Rai, le persone si sono allontanate. Volevo fare qualcosa per migliorare la situazione.

Cosa pensa del canone?

I cittadini non se ne rendono conto, ma il canone è una specie di azionariato, è ciò che ci permette di partecipare. Io sono per la democrazia partecipativa. Solo così possiamo intervenire per valorizzare il patrimonio informativo e i giovani, portare proposte civiche.

Lei parla molto di giovani…

La Rai dovrebbe considerare di dare lavoro ai giovani che abbiano studiato cinematografia o arte. Vediamo tutti com’è. Basta pensare che sono il più giovane tra i candidati, ma ho 49 anni. Sono io che abbasso la media d’età dei candidati. Questo proprio non me l’aspettavo.

Si presenta come comune cittadino, ma si è candidato sindaco…

Per tre legislature. Nell’ultima non sono stato eletto perché eravamo tanti candidati sindaco e c’era uno sbarramento (prese 47 voti, il 5,04% ndr). Da unico del mio gruppo di minoranza, però, sono stato per anni in tutte le commissioni e ho visto tutte le delibere di giunta. Posso dire di aver maturato una certa esperienza.

Si è candidato anche per il cda della banca di credito cooperativo di San Giorgio e Meduno?

Sì, sono stato il primo dei non eletti. Sono socio. Nell’ultima assemblea sono stato criticato, mi hanno dato del comunista perché ho osato ricordare che la banca è stata fondata nel 1891, lo stesso anno del Partito Socialista Italiano. Non era un riferimento a caso. Volevo ricordare che le cooperative le hanno fatte artigiani e operai, gente che lavora. E’ così dappertutto, anche in Austria.

Ha tessere di partito?

No, ora no.

E in passato?

Sì, di sinistra.

Quali partiti?

Pci, Rifondazione… ma da candidato sindaco avevo la lista Programma Alternativo, una civica con persone di varie provenienze. Vedremo se estenderla per le elezioni regionali…

Cosa si aspetta da questa candidatura per la Rai?

Ho buone aspettative.

A chi obiettasse una sua scarsa competenza specifica nell’ambito della televisione, dell’informazione e dello spettacolo, cosa risponderebbe?

Che sono un esperto di pubblici bilanci e che il compito sarà quello di seguire lo statuto e le leggi, svolgendo il mandato nel rispetto di chi paga il canone.

Si è già studiato il bilancio della Rai quindi?

Certo, l’ho guardato su internet, ma non lo mettono tutto…

 

Questo articolo è stato pubblicato su Il Vostro Quotidiano il 13 giugno 2012

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