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Impatti del clima sui cereali [poster]

Are cereals globally in trouble?
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Quali saranno gli effetti del cambiamento climatico sui cereali più coltivati dall’uomo? Il working paper “Are cereals globally in trouble?” analizza una scenario climatico e gli impatti che provocherebbe nel 2050 sull’agricoltura a partire dalle relazioni e reazioni clima-produttività riscontrate negli ultimi decenni. La proiezione sul futuro mostra aree sensibili esposte a caldo estremo, allagamenti o siccità.

Ho tradotto dati e contenuti del paper in un poster grande IMG-20130514-WA0000formato (42×60 pollici) presentato alla conferenza annuale del Center for Geographic Analysis di Harvard e come progetto finale del corso Geographic Communication Today tenuto da Jeff Blossom alla Harvard Extension School. Il poster sarà affinato e integrato con il progredire della ricerca, condotta dalla Marie Curie Fellow Enrica De Cian con il professor Ian Sue Wing della Boston University.

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Il Nordest alle prese con i biocombustibili. Olio dall’Africa per produrre energia

VENEZIA – Il passaggio epocale dai carburanti fossili estratti dal sottosuolo a quelli coltivati nei campi agita il Nordest. Il Veneto si ravvede e rincorre l’exploit del mais da biogas limitando il campo alla speculazione. Applaude Coldiretti, preoccupata per gli allevatori bisognosi di silomais a buon mercato per alimentare il bestiame. I vicini governanti del Friuli Venezia Giulia, invece, sono alle prese con la richiesta di una centrale termoelettrica alimentata ad olio di palma importato dall’Africa, proposta da Investimenti Industriali Triestini, una società in mano a immobiliari romane. Subito si sono sollevate le proteste di cittadini e ambientalisti, i quali hanno chiesto e ottenuto proprio in questi giorni che il progetto sia sottoposto a una stringente valutazione ambientale. Che la filiera di approvvigionamento sia corta o lunga, quindi, la corsa agli incentivi sulle rinnovabili apre nuovi conflitti nei territori.

VENETO: STOP AI DIGESTORIColdiretti Veneto stima che per alimentare i 170 biodigestori finora concessi dalla Regione Veneto sia necessario dedicare al carburante 14mila ettari, sui 45mila vocati a silomais. Una superficie «di fatto sottratta alla filiera agro-zootecnica regionale», tuona l’associazione, perché se il silomais per alimentare le stalle manca o costa troppo si deve ricorrere ai mangimi. Un meccanismo contro natura che l’assessore all’Agricoltura Franco Manzato ha stoppato con l’avvallo (forse sofferto) del titolare dell’Energia, Massimo Giorgietti. La delibera firmata oggi individua i siti, come aree protette o con coltivazioni di pregio, “non idonei alla costruzione e all’esercizio di impianti per la produzione di energia alimentati da biomasse, biogas e per produzione di biometano”, ma soprattutto frena le turbative di mercato sulle coltivazioni, innescate dagli incentivi europei. La strada dovrebbe invece rimanere spianata per le centrali “virtuose” che producono energia utilizzando sottoprodotti come liquami, letame e altri scarti agro-industriali.

FVG: PETROLIO DALLE PALME? – Può una centrale termoelettrica costruita ad Opicina, sul Carso condiviso con la Slovenia, dare lavoro a 1.350 famiglie nell’Africa equatoriale? Secondo la IIT srl sì: l’ha scritto nel capitolo Ricaduta sociale del progetto per l’impianto in valutazione. Questo il meccanismo previsto. Da 15mila ettari di palme coltivate in Costa d’Avorio o Tanzania saranno spremute 58mila tonnellate di olio, che arriveranno a Trieste in sei navi cisterna dopo 14mila chilometri di navigazione. Dal porto saliranno alla centrale ogni anno 1.075 vagoni cisterna e 473 autocisterne. Tutto questo per sfruttare i contributi in euro (pubblici, in quanto europei). Filiera intercontinentale, il traffico e le emissioni di polveri sottili dalle ciminiere alte 35 metri preoccupano i comuni e le associazioni, Legambiente e Wwf in testa. Gli abitanti hanno raccolto 950 firme contro il progetto e attendono con ansia l’esito della Via regionale (vedi i documenti ).

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A Cà Foscari inventato il questionario per trovare lo studente “emissioni zero”


home page calcolatoreVENEZIA –
 Le università italiane daranno un voto all’impronta di carbonio degli studenti. L’idea nasce a Ca’ Foscari, dove è stato messo a punto un calcolatore di emissioni di CO2 che piace al ministro dell’Ambiente Corrado Cliniperché educa a «modificare le abitudini di vita in relazione alla riduzione delle emissioni di carbonio». «L’esperienza di Venezia ha valore scientifico e didattico, va disseminata nelle altre università e nella pubblica amministrazione, lancerò la sfida ai ministri Profumo e Patroni Griffi», commenta Clini, assistendo al lancio delCarbon Footprint Calculator.

CHE COS’È – Si tratta di un questionario, studiato da Ca’ Foscari con i tecnici del Ministero dell’Ambiente, che studenti e docenti compilano in un’area online riservata. Cosa mangi? Come ti sposti? Fai la differenziata? Quanti libri e cellulari hai comprato? L’interrogatorio richiede dieci minuti e si conclude con un grafico dei miglioramenti ottenuti, una percentuale del risparmio di CO2 raggiunto e dei consigli pratici su come puntare alle “emissioni zero”. «Gli studenti che dimostreranno di aver dato risposte veritiere, ad esempio portandoci l’abbonamento ai mezzi pubblici, e realizzeranno una tesina sul tema della sostenibilità avranno dei crediti formativi in più da parte dell’ateneo», promette la professoressa Chiara Mio, delegata del rettore alla sostenibilità ambientale. Il voto sarà extracurriculare e non farà media, ma nelle intenzioni dell’università servirà a stimolare curiosità e sensibilità verso comportamenti e abitudini di vita ecosostenibili. Magari, si augura il rettore Carlo Carraro, si innescherà una competizione alle performance ambientali anche tra dipartimenti, una gara a chi ha l’impronta più piccola. E chissà se presto questo gioco, creato tra il virtuale dello strumento e la realtà di sprechi e consumi di ogni giorno, coinvolgerà anche gli altri atenei italiani.

ATENEO VERSO IMPATTO ZERO – «Siamo l’università più sostenibile d’Italia», è il vanto cafoscarino alla presentazione del calcolatore dell’impronta di carbonio e del secondo Report di sostenibilità. Tra i dati di maggior rilievo c’è la riduzione delle emissioni dello 0,3% tra il 2010 e il 2011, portate a 156 chilogrammi di CO2 per metro quadrato. Ma sostenibilità non significa solo dimensione ambientale, in gioco ci sono anche quelle sociale ed economica. «Migliorano anche gli indicatori sull’occupazione dei neolaureati (tasso al 55,5% dopo un anno dalla laurea, 81,4% dopo tre anni) e tra i dipendenti crescono i rapporti di telelavoro (26 contratti nel 2011)», ci tiene a far rilevare Mio. L’impegno di Ca’ Foscari verso l’impatto zero è valso anche un premio dal Forum della pubblica amministrazione, che lo ha scelto come storia di qualità.

Questo articolo è stato pubblicato da Il Vostro Quotidiano il 14 luglio 2012

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