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Propaganda antiaborto nei consultori? Polemiche per la nuova legge veneta

VENEZIA – Il Movimento per la Vita potrà divulgare nei consultori la propria posizione antiabortista, ma al pari delle altre associazioni e secondo regole ancora da scrivere. Il consiglio regionale del Veneto ha impiegato otto anni a pronunciarsi sulla proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da oltre 20mila persone. Alla fine, dopo due giorni di dibattito con rosari in aula e manifestanti in difesa della legge 194 sull’aborto nella calle, dei tre articoli scritti dal Movimento pro-life ne è sopravvissuto uno, il secondo, ma riscritto a quattro mani da Leonardo Padrin (Pdl) eLaura Puppato (Pd). La legge popolare non esiste più e una maggioranza trasversale approva il neonato articolo, 33 su 42. Garantiti, assicura Padrin, diritti e privacy. L’informazione è possibile, attendesi regolamento: la palla passa alla giunta Zaia.

TUTTI CONTENTI? – «È imbarazzante vedere soddisfatti sia i promotori della legge antiabortista, sia chi ne era fermamente contrario» commenta alla fine Pietrangelo Pettenò(Sinistra). In effetti le squadre sono miste. Il leghista Sandro Sandri riconosce una prova di maturità del Consiglio e la capogruppo Pd Puppato esulta: «Battuto l’oscurantismo». L’Idv abbandona l’aula, si astengono Verso Nord, Unione Nordest e un pezzo di Lega: Marino Finozzi. DrasticoStefano Valdegamberi dell’Udc: «Il nuovo testo è aria fritta, può essere ambiguo e pericoloso perché tradisce l’ispirazione originaria dei promotori dell’iniziativa popolare rendendo possibile anche la divulgazione negli ospedali di orientamenti del tutto opposti alla tutela del diritto alla vita». Claudio Sinigaglia del Pd spiega che «la legge è stata sostituita con un regolamento per disciplinare l’informazione di tutte le associazioni, stabilendo pari opportunità di comunicazione ai soggetti che hanno a che fare con temi etici, dai trapianti alle cure palliative al fine ed inizio vita. Da oggi saranno in attesa per sapere come divulgare i loro materiali nelle strutture socio-sanitarie del Veneto».  

TEMA APERTO – Con questo voto non si placa il dibattito, anzi, si accende e si aprono nuovi terreni di confronto. Il Veneto è la seconda regione in Italia per carenza di consultori (0,6 anziché 1 ogni 20mila abitanti) con l’84% di medici obiettori sul territorio. Il Pd sembra voler tener viva la questione: «Abbiamo chiesto che venga presentata in tempi brevi una scheda regionale che rilevi le motivazioni delle interruzioni di gravidanza ed una relazione annuale che verifichi l’effettiva efficacia della prevenzione e monitori i consultori familiari per prevederne il rafforzamento e la maggiore complementarietà con il privato sociale. È doveroso promuovere una cultura di effettivo rispetto, anche nel mondo del lavoro, della maternità».

Questo articolo è stato pubblicato su Il Vostro Quotidiano il 20 luglio 2012

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