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Siamo felici? Uno studio confronta come stiamo e come ci sentiamo

VENEZIA – Come sta l’Italia? Dipende. Interrogando i numeri emerge un benessere stabile nonostante la crisi, con una frattura tra Centro-Nord e Sud. A sentire l’umore delle persone, però, la geografia cambia. La percezione del benessere, infatti, fa stare i veneti (oggettivamente quarti, soggettivamente dodicesimi) a braccetto con i più “realisti” calabresi e lucani. I laziali (dal 12° al 19° posto) sembrano sentirsi in un’isola che non c’è, tra Sicilia e Sardegna. In vetta, i valdostani superano trentini e altoatesini.

OLTRE IL PIL – La sorprendente mappa è il risultato dell’ultima ricerca di “Oltre il Pil”, un gruppo di lavoro avviato nel 2009 da Unioncamere del Veneto e Camera di commercio di Venezia, in collaborazione con Università Ca’ Foscari e con il contributo della Regione Veneto. Se il Pil non basta più a misurare il benessere, come è ormai assodato dal celebre discorso di Bob Kennedy in qua, allora, dicono gli studiosi, affidiamoci ad almeno otto indicatori: benessere materiale, salute, istruzione, lavoro e tempo libero, pubblica amministrazione, relazioni personali e sociali, ambiente, insicurezza fisica ed economica. Partendo da statistiche del 2011, considerando il massimo di benessere oggettivo a 1 e il minimo a 0, l’Italia sta tutta tra lo  0,71 del Trentino Alto Adige e lo 0,36 della Sicilia. Sul podio Lombardia (0,7) ed Emilia Romagna (0,68).

COME STIAMO E COME CI SENTIAMO  I ricercatori sono andati oltre, confrontando i freddi numeri con le sensazioni di 24mila famiglie italiane tratte dalle indagini periodiche dell’Istat. Il salto più ampio lo fanno i calabresi, i quali si sentono molto meglio di quanto sarebbe giusto aspettarsi dalle statistiche (dal 18° all11° posto). Lombardia, Veneto e Lazio invece crollano. In queste regioni i cittadini sembrano essere molto più infelici di quanto il loro benessere farebbe imaginare (è alto per lombardi e veneti, medio per i laziali). In generale, al Nord si è più soddisfatti per il benessere materiale e la salute. Al Sud non ci si lamenta dell’istruzione e nemmeno della pubblica amministrazione: non viene considerato prioritario il problema dell’evasione fiscale e l’inefficienza giudiziaria infastidisce meno.

IL CASO VENETO – Lo studio pone la lente d’ingrandimento sui dati del Veneto, che passa da 4° posto oggettivo al 12° percepito, ultimo  delle regioni settentrionali. Nonostante un’alta efficienza amministrativa (secondo posto oggettivo), i veneti avvertono la pressione del fisco (la preoccupazione balza dal 19% del 2006 al 25,7% del 2011) e il peso della macchina giudiziaria. Negli anni è diminuita l’allerta per criminalità e immigrazione e l’indice dei “rapporti personali e sociali” è migliorato.  «Povero sì», sembra affermare il veneto medio, «ma almeno un po’ più aperto e sostenuto dalla famiglia». Effetti collaterali della crisi.

Questo articolo è stato pubblicato su Il Vostro Quotidiano il 19 luglio 2012

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