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Ma quale spending review, in Italia per risparmiare basta spegnere la luce


inquinamento luminosoMILANO
 – Uscendo di casa si spegne la luce. Ogni buon padre di famiglia lo raccomanda: è la regola aurea del risparmio domestico. Una volta scesi per strada, però, i cittadini italiani si trovano avvolti dalla rassicurante luce pubblica e ogni riferimento alla bolletta diventa puramente casuale. Ai cervelli impegnati nella spending review è arrivata un’idea semplice semplice: «Spegniamo la luce». L’associazione CieloBuio l’ha articolata, documentata e inviata via posta elettronica certificata addirittura poche ore prima che il Governo alzasse la mano chiedendo aiuto nel formulare revisioni efficaci.L’Italia spende un miliardo di euro l’anno in illuminazione pubblica. Potrebbe risparmiarne almeno la metà (500 milioni di euro), scriveva CieloBuio a Monti, se invitasse i Comuni ad abbassare le luci. Al di fuori dei centri urbani sono inutili, lungo le strade cittadine si possono spegnere alle 23, salvo agli incroci, come fanno negli Stati Uniti. Due mesi dopo tutto tace, è evidente che l’idea non ha acceso i professori, dunque il presidente Fabio Falchi scrive al capo dell’Esecutivo: «Immaginando che la nostra proposta sia sfuggita involontariamente, magari “annegata” nel mare di suggerimenti che il Governo ha ricevuto per la Spending Review,confidiamo in un Suo intervento per iniziare da subito a risparmiare in questo campo, con vantaggio per tutti, casse dei Comuni, salute, ambiente notturno».

ITALIA BRILLANTE E SICURA – Vista dallo Spazio l’Italia notturna è viva, luminosa, sembra la nazione più industrializzata d’Europa. Parola dell’astronauta italiano Paolo Nespoli, che lassù c’è stato e ha visto come il suo Paese sprechi l’energia che produce e importa: illuminando a giorno strade, piazze e palazzi (guarda il video). Il Belpaese consuma per i lampioni 106 kilowattora per abitante (dati Terna). È poco meno della Spagna (116), ma più del doppio di Germania e Gran Bretagna (rispettivamente a 48 e 42, dati Universidad Complutense de Madrid).Gli studiosi spagnoli poi notano una correlazione: la densità di lampioni è più alta a certe latitudini, in Italia, Spagna e Portogallo. Che sia un fatto culturale? «In altri Paesi l’illuminazione pubblica è percepita come un servizio, da noi è una questione di immagine elettorale – spiegaLeopoldo Dalla Grassa, referente veneto di CieloBuio – Qui si associa ancora la luce alla sicurezza, ma studi e esperienze dimostrano il contrario». In Francia, nel 2007, un furto di cavi spense i fari dell”autostrada. Anziché ripararlo, i francesi hanno testato l’autostrada buia per tre anni e riscontrato un calo degli incidenti del 30%. «Lungo le nostre vie illuminate a giorno abbiamo una mera percezione di sicurezza, ma in realtà pigiamo di più sull’acceleratore e sottovalutiamo l’imprevisto. Nemmeno per combattere la microcriminalità funziona la luce: vandali e ladri se ne avvantaggiano. Milano è la città più illuminata, ma non la più sicura».

consumo pro capite

Consumo pro capite

COMUNI AL BUIO – Cercando cercando, alcuni Comuni stanno trovando l’interruttore che salva il bilancio. A Piove di Sacco, nel Padovano, all’una di notte si spengono 4.297 lampioni su 4.480. Così facendo da qui a fine anno rimarranno nelle casse comunali 70mila euro e l’obiettivo è tagliare del 50% la bolletta. La sperimentazione è partita e serviranno accorgimenti, dato che il terremoto notturno ha spiazzato i cittadini precipitatisi nelle strade, buie. Ma indietro non si torna. A Chiampo, Vicenza, hanno dimezzato la spesa già dal 2009, con punte del 73% di risparmi, sostituendo le vecchie lampade a mercurio (bandite dal 2014),  con quelle a sodio ad alta pressione e installato dei regolatori di luminosità. L’associazione CieloBuio raccoglie le segnalazioni e premia i più virtuosi, come ha fatto con i Comuni bergamaschi di Villa d’Ogna (25% di risparmio energetico certificato) e Fara Gera d’Adda (43%), Carbonara e Magnacavallo nel Mantovano (67 e 47%) e da ultimo Rota Greca (Cosenza, 40%).

LUCI PERICOLOSE – C’era una volta il cielo stellato. «In Italia non c’è più il cielo incontaminato, a causa dell’inquinamento luminoso non c’è più l’impressionante spettacolo della natura che dovrebbe essere» si rammarica Fabio Falchi, che da fisico e ricercatore ammonisce: «L’eccesso di luce notturna non danneggia solo gli astronomi, che devono andare in altre parti del mondo a lavorare, ma anche la nostra salute e l’ambiente». La materia è oggetto di studio, ma l’esposizione alla luce artificiale a determinate lunghezze d’onda può influenzare i ritmi dell’organismo e, sembra, aumentare il rischio di tumori. Poi c’è il consumo di energia: per ogni lampione in più, 15 alberi in meno. «E gli animali notturni vedono alterarsi il loro ambiente, gli uccelli perdono l’orientamento nelle migrazioni, le tartarughe marine neonate non vedono più la luce delle stelle riflessa nel mare e vanno verso il chiarore della terra, a morire» continua Falchi.

Questo articolo è stato pubblicato da Il Vostro Quotidiano il 5 luglio 2012

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