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La grande fuga dei Comuni dal Veneto. Anche Cortina vuole la secessione

VENEZIA – Ci sono veneti che vorrebbero traslocare a casa d’altri. E la Regione Veneto spalanca la porta: il volere dei cittadini è supremo. Accade così che la bellunese Sappada, incastonata tra Austria e Carnia lì dove nasce il Piave fiume sacro, e Cinto Caomaggiore, frontiera Est del Veneziano, ormai si sentano più di là che di qua. Rispettivamente pronti a valicare il confine per appartenere alle province di Udine e Pordenone, ovvero alla Regione (a statuto speciale) Friuli Venezia Giulia. Il Consiglio regionale all’unanimità ha impegnato la giunta a premere sul Parlamento perché la “secessione” abbia inizio. E il governatore Luca Zaia parla all’agenzia Asca di «sconfitta di Roma» e provocante rilancia offrendo a Trento e Bolzano l’accesso al mare Adriatico.

MIGLIAIA IN FUGA – I cittadini di Sappada e Cinto Caomaggiore hanno scelto di cambiare l’assortimento di bandiere sul municipio con un referendum. Lo stesso però hanno fatto molti altri Comuni veneti, chi prima chi dopo. Plebisciti spingono alla fuga dal Veneto l’intero Altopiano di Asiago (da Vicenza a Trento), Lamon e Sovramonte (da Belluno a Trento), ma anche i ladini di Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina (da Belluno all’Alto Adige). E un’altra dozzina di paesi sono pronti a indire consultazioni popolari, da Feltre all’Agordino. Significa che decine di migliaia di veneti preferirebbero essere governati in modo diverso, entrare, o tornare, in altri confini amministrativi. Le ragioni? Linguistiche, storiche, culturali e, naturalmente, economiche, in varia composizione a seconda dei casi. Perché nelle Province autonome i montanari vivono meglio che nel padano Veneto.

PERLE DEL TURISMO – Il Veneto è disposto a lasciare le cose come stanno e quando verrà il momento (se a Bolzano cambieranno idea) salutare anche l’internazionalmente riconosciuta Perla delle Dolomiti? Per rappresentare l’importanza dell’autonomia sull’economia delle province montane basta dire che dal 2000 la Provincia di Belluno, quella che oggi vanta appunto Cortina, ha perso il 12% di presenze turistiche, mentre i vicini di Trento e Bolzano le decuplicavano. La brutta notizia per Sappada è che potrebbe non cambiare in meglio: la Carnia non è il Trentino, anzi. Promotur, la società che si occupa dell’impiantistica friulana, brucia ogni anno 20 milioni di euro di soldi pubblici, secondo i bilanci spulciati dal Messaggero Veneto. Potrebbe rivelarsi interessante partecipare alla scorpacciata, ma potrebbe anche non durare a lungo la stagione della vacche grasse.

MONTAGNA VS PIANURA – «La macchina amministrativa non rappresenta più le esigenze di questi territori. La voglia di cambiare degli abitanti è la sconfitta della Regione Veneto. Ma la questione va vista anche nel più ampio contesto europeo. Ovunque, tranne che in Italia, è vivace il dibattito sul problema del vivere la montagna e della competizione drogata con le aree di pianura. Siamo di fronte a un processo storico e le spinte per la fuga saranno sempre più forti» è l’opinione del sociologo Diego Cason. Che non sia sono un problema di soldi, ma di governance, lo testimonia il fatto che non sono finora stati risolutivi i vari fondi Letta e Brancher o i progetti Interreg pensati per favorire le sinergie tra comunità vicine, ma divise dai confini.

Questo articolo è stato pubblicato su Il Vostro Quotidiano il 5 luglio 2012

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