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Auronzo e Misurina, sviluppo oltre la neve

Misurina. Foto di Stefano Da Rin Puppel / Agenzia Obiettivo

Nel 2050 nevicherà di meno, ci saranno meno sciatori, ma potrebbero aumentare turisti e benessereAuronzo di Cadore e Misurina, infatti, potranno salvaguardare lo sviluppo dei prossimi decenni se investiranno soprattutto “oltre la neve”. Lo pensa la stessa comunità auronzana, coinvolta nel progetto di ricerca “ClimAlpTour – Il Cambiamento Climatico ed i suoi impatti sul turismo nello Spazio Alpino” finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma triennale Alpine Space 2007-2013. Lo studio, condotto dal Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc), ha messo a disposizione di Auronzo strumenti scientifici come modelli di analisi delle reti sociali, mappe Gis e cognitive, il modello di erosione Simile. Strumenti elaborati da vari atenei e istituti di ricerca e attivati secondo NetSyMoD, approccio sviluppato da Carlo Giupponi, responsabile del team di ricerca e docente a Ca’ Foscari, proprio per aiutare i processi decisionali. La mole di informazioni raccolte con il diretto contributo dei rappresentanti della società locale sono finiti in una sorta di macchina della verità, l’e-tool di ClimAlpTour, che ha indicato quale potrebbe essere la via migliore per lo sviluppo.

La domanda. Come si dovrebbe sviluppare il turismo invernale, nei prossimi 40 anni, considerando gli scenari futuri di cambiamento climatico e di domanda di turismo alpino non proprio favorevoli? E’ questo l’interrogativo che ispira lo studio, pubblicato online anche in versione italiana. Questione di strategia, ma in primo luogo di pulizia da false credenze e comprensione dei conflitti interni alla comunità, più o meno latenti. Alle falde delle Tre Cime di Lavaredo ci sono, come dappertutto, interessi diversi, a volte divergenti. Non si può accontentare tutti, ma compito dell’ente pubblico è perseguire il bene comune. Ecco allora che entrano in gioco i ricercatori. Nel 2010 hanno incontrato tutte le anime del comprensorio e ne hanno studiato relazioni, bisogni ed opinioni.

Scenari di investimento. Gli scenari plausibili oltre al dolce far niente, sono tre. Ski-intensive significa sci alpino di nuova generazione, punta su nuovi impianti di risalita, alberghi e ristoranti funzionali agli sciatori. Prevede il progetto Val Marzon (40 milioni per collegare il fondovalle alle Tre Cime), nuovi collegamenti tra le piste, snowpark, tanta neve artificiale. Alternative-skiing guarda alle novità, richiede investimenti su mobilità e ricettività utili a free-riders, fondisti e ciaspolatori. Rispetto alla precedente visione gli impianti servono per spostarsi e non per “risalire”, quindi non serve battere le piste e sparare neve. Infine, Beyond snow, ovvero ‘oltre la neve’: “Abbandono degli investimenti legati all’attività sciistica (compresa la produzione di neve artificiale) e Auronzo diventa una località per famiglie dedicata al benessere con più strutture che non necessitano di neve (spa, centri sportivi, negozi, ristoranti… )”.

Scenari climatici. Il punto debole dei primi due scenari è lo stesso: la neve. Elaborando i dati sull’innalzamento delle temperature forniti dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), i ricercatori hanno previsto che nel periodo 2031-2050 i giorni di neve naturale ad Auronzo saranno nella migliore delle ipotesi 32, contro i 55 attuali, e a Misurina 113, contro punte recenti di 126. Ma potrebbe andare peggio: rispettivamente 20 e 111 giorni di manto nevoso naturale. Messa così sembra che l’unico criterio per decidere sia valutare l’aumento dei costi dell’innevamento artificiale. Ma lo studio evidenzia sia un’altra tendenza da tenere d’occhio, cioé il calo degli sciatori in pista a favore di nuove discipline, sia la vocazione del luogo: “A prescindere dai rischi e dai costi legati alla neve, la strategia Ski-intensive potrebbe indebolire la maggior parte del turismo tradizionale auronzano piuttosto che incrementarlo, trasformandola così in un errore strategico nel medio-lungo termine. Le società che gestiscono gli impianti di risalita dovrebbero piuttosto prendere in considerazione la possibilità di migliorare le strutture esistenti per lo sci alpino ed i servizi correlati”.

Oltre la neve. I rappresentanti del comune, consorzi, albergatori, sci club e associazioni sono stati messi a confronto su questa mole di dati e scenari. Con le loro opinioni, hanno dato un peso a ogni previsione. Alla fine il modello ha misurato la sostenibilità collocando ogni scenario rispetto a tre dimensioni: economica, ambientale, socialeL’esercizio ha fatto emergere l’opzione “oltre la neve” come la più equilibrata. “La strategia che è si rivelata più efficace – spiega Stefano Balbi, coautore della ricerca – è quella in cui si sospende l’uso della neve artificiale e si punta di più sulle strutture ricettive, migliorando la qualità dell’offerta turistica, puntando sul benessere, sulle famiglie e sugli sport al coperto, ad esempio con un grande centro benessere ad Auronzo. Si ipotizza la creazione di nuovi negozi, strutture per bambini e sport indoor, dallo stadio del ghiaccio alla palestra di roccia, piscina e tennis, con strutture valide anche d’estate”. L’investimento totale stimato è di circa 50 milioni di euro, con un aumento degli arrivi dai 18mila attuali ai 23mila, oltre a maggiori opportunità di lavoro.

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Viaggio in barca da Belluno al mare

Nell’estate del 2011 due giovani bellunesi salpano dalla loro città con una piccola imbarcazione a remi. Destinazione il mare, da raggiungere dopo aver percorso la Piave. Un’impresa che hanno filmato con una piccola telecamera e di cui vi propongo un mio montaggio video.

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Cortina 2017, questione di cuore

Sci a Cortina. Foto di Francesca Vieceli / Agenzia Obiettivo

Passione. E’ la passione la stella polare che dovrebbe guidare le scelte di comunicazione e marketing di chi gestisce l’arena sportiva. Una passione da capire, assecondare, favorire, coccolare e, possibilmente, sfruttare. Stefania Demetz, amministratore delegato della 44enne Saslong di Val Gardena, ha recapitato questo messaggio all’ambiente cortinese che si prepara alla (eventuale) investitura al Mondiale di sci alpino 2017. A fine maggio 2012 il congresso della federazione internazionale (Fis) assegnerà quell’edizione scegliendo appunto tra Cortina, St. Moritz e Are. Nel frattempo il comitato promotore diretto da Martin Schnitzer si preoccupa di fare informazione e formazione prima di tutto rivolgendosi agli stessi ampezzani: in caso di vittoria, l’evento coivolgerà tutto e tutti, non soltanto un manipolo di eroi.

Chi assiste a un grande evento sportivo dal vivo porta a casa con sé emozioni legate al risultato. Naturale, ovvio. Meno banale, ha segnalato Demetz per un giorno ‘docente’ a Cortina, è dire che nella mente di ogni spettatore rimarrà impresso molto altro e che questa persona ne parlerà in famiglia, con gli amici, al lavoro, su Facebook. Cercherà dettagli e conferme su quanto visto sfogliando il giornale. Se è un appasionato di quello sport magari seguirà dal vivo o in televisione gli eventi successivi e vi troverà la “coda lunga” della gara che ha visto. E in tutte queste chiacchiere più o meno virtuali il protagonista sarà un marchio: il territorio, la località, l’ambiente. Nel caso delle gare di sci, il valore genera ritorni amplificati, perché ogni immagine conterrà un paesaggio bello, da vivere come sportivo (emulando i campioni) o turista.

In questo paesaggio di comunicazione si inseriscono gli sponsor. Nei decenni la loro presenza è cambiata molto, ma rimane molto da innovare. Le gare degli anni Sessanta potevano contare su forniture sponsorizzate: in origine, documenta Demetz, fu l’Ovomaltina. Nel 1975 dietro al duello Thoeni-Stenmark comparve il primo striscione (Parmalat), negli Ottanta c’era uno sponsor sulle tute degli atleti, poi iniziò l’era delle agenzie di sponsorizzazione e a fine anni Novanta entrarono prepotentemente nel gioco le televisioni. In seguito, i marchi tendono ad appiattirsi sulla visibilità televisiva. Grandi numeri, tanti occhi incollati ai teleschermi, ma quale ritorno? Alle due dimensioni dello striscione stenta ad aggiungersi quella del coinvolgimento dello spettatore, che ‘sente’ l’evento, ne parlerà, avrà dei comportamenti da consumatore e influenzerà quelli degli altri.

Ogni dettaglio può condizionare emozioni e opinioni dell’appassionato. Dal parcheggio all’accoglienza nel bar, dalle toilette agli eventi collaterali. E solo orientando le scelte secondo le esigenze dei vari segmenti di pubblico, l’organizzazione potrà sfruttare fino in fondo il potenziale dell’evento, offrendo agli sponsor più innovativi e attivi occasioni di promozione uniche. Bisogna pensare al vip, al tifoso sfegatato, al giovane e alla famiglia, ma anche all’atleta e al giornalista. Tutto questo è nelle mani dell’organizzazione locale, che si trova a gestire tanti oneri con risorse sempre scarse. La missione coinvolge l’intera valle, nel caso di Cortina coinvolgerà direttamente ogni realtà della Conca ampezzana e oltre. Se Cortina 2017 sarà realtà, il successo non dipenderà quindi solo dalle risorse in campo, quanto dalla capacità di orientare mentalità e sforzi affinché si inneschi un potente passaparola positivo e affinché chiunque partecipi “si trovi bene”. Nella visione di Demetz servono “meno calcoli sui secondi di visibilità e più considerazioni sull’esperienza e sul coinvolgimento delle persone”.

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