la cruna dell'ago

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Chi pensa alla montagna?

Marco Onida, segretario generale Convenzione per le Alpi

Le Alpi sono un territorio eterogeneo e complicato da gestire, ma tra i Paesi che le condividono, finora l’Italia è rimasta un passo indietro. Ora, la Camera ha l’opportunità di votare per i “montanari”. Lunedì 26 settembre 2011 il Parlamento è chiamato a ratificare i protocolli della Convenzione per le Alpi. In ballo c’è la visione dell’arco alpino come unico territorio, che possa svilupparsi in modo sostenibile nell’interesse della popolazione. Oggi, le Alpi hanno tanti livelli di governo, dall’Europa ai comuni, tanti problemi specifici, poca competitività. Nella porzione alpina italiana, la più popolata e la più estesa assieme all’Austria, si soffrono maggiormente spopolamento, invecchiamento, abbandono dell’agricoltura montana. La ricetta per uscirne? Secondo Marco Onida è contenuta nei protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, di cui è segretario generale uscente. Firmato nel 1991 a Salisburgo da Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia, Svizzera e Comunità Europea, l’accordo deve ancora esprimere la propria azione sul territorio italiano e dolomitico, perché manca all’appello la ratifica dei protocolli da parte del Parlamento.

“In Italia i territori non conoscono i contenuti dei protocolli e li si guarda con diffidenza, ma in realtà sono fatti per loro, per affermare la loro specificità all’interno delle politiche di più ampio respiro”, spiega Onida, che coglie l’occasione del convegno internazionale “Di chi sono le Alpi?” (22-24 settembre, Agordo) per togliersi un pezzetto di dolomite dallo scarpone: “I protocolli potrebbero diventare legge grazie al voto della Camera, ma il rischio è che ci sia un’approvazine monca del protocollo per i trasporti. Perché? Per l’ostruzionismo paradossale della forza politica che dice di identificarsi con il territorio”. Che l’indiziato sia la Lega Nord è evidente alla platea del convegno, ma basta una ricerca negli atti di Montecitorio per scoprire che il 3 febbraio 2010, nella seduta della Commissione Affari esteri il trevigiano Gianpaolo Dozzo(Lega Nord Padania) porta la proposta di stralciare il protocollo trasporti, su richiesta delle associazioni degli autotrasportatori, perché “il principio del contenimento del traffico attraverso l’arco alpino va contro gli interessi nazionali”.

Intanto, un progetto per la montagna resta l’auspicio degli accademici come della popolazione. Soprattutto nelle aree in cui la rivoluzione silenziosa è fatta di traslochi a valle o in pianura. Il montanaro è “in via di estinzione”, annuncia da Agordo lo storico Giandomenico Zanderigo Rosolo, mentre le montagne sono contese tra imprese turistiche che “cercano di trasformarle in parco giochi” e i fungaioli, “movimento trasversale spinto dal gusto per l’esplorazione e l’appropriazione”. L’ironia si stempera nel dato storico, quando fa notare che “il legislatore nazionale che non è riuscito a definire in modo equo la montagna, nel 1993 ha fatto una legge quadro sui funghi, con tanto di vincoli ambientali e disciplina sanitaria, sancendo, con la liceità della raccolta di frutti spontanei in fondi altrui, una sorta di diritto d’uso micologico del territorio”. Risultato da ascrivere alla lobby dei fungaioli? O a miopia parlamentare? Guardare alla montagna e vedere solo i funghi è un po’ come negare ai montanari un governo saggio di pianificazione territoriale, agricoltura, foreste, paesaggio, energia, tutela del suolo, turismo per non rischiare di compromettere i diritti degli autotrasportatori italiani… di funghi?

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Gusta e rigusta con l’eco-vaschetta

“Riempi il frigo, non il cestino”. Contenuto che sta intorno a un contenitore, in Trentino, dove 40 mila eco-vaschette sono state distribuite dall’amministrazione provinciale autonoma ai ristoratori. Fatte di carta proveniente da foreste certificate, totalmente compostabili, queste vaschette saranno riempite con il cibo che, per scarso appetito dei commensali o generosità dello chef nelle porzioni, altrimenti finirebbe nel cassonetto dell’umido o, peggio, nel cestino. Nel ri-ciclo entra dunque di diritto anche il ri-gusto.

La provincia di Trento è il primo ente pubblico a proporre questa svolta del pasto mobile. Svolta culturale: il “degustatore” di lusso farà qualche smorfia, mentre ne approfitterà di buon grado chi ha già provato l’esperienza, o usanza, di portarsi a casa gli avanzi, magari in un ristorante nordamericano e non per accontentare il cane. L’iniziativa dell’eco-vaschetta è appena partita, chissà se i ristoratori la proporranno e se coglieranno l’occasione per non lesinare in quanto a porzioni. Da oggi il piatto può essere colmo, non si butta via niente. Si ri-gusta grazie a vaschetta e microonde.

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