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«Neanche il micro ha impatto zero»

BELLUNO. Grandi, mini e micro. Pensando all’idroelettrico vengono alla mente grandi dighe e centrali grandi come cattedrali circondate di tralicci. Ma la tecnologia permette di installare anche turbine molto piccole, per produzioni di energia ridotte. «Vale la pena di distinguere tra mini derivazioni che sottraggono l’acqua agli alvei per brevi tratti e grandi derivazioni che arrivano a trasferire l’acqua da un torrente a un altro creando gravi conseguenze dal punto di vista biologico», spiega Stefano Salvini, biologo della società di consulenza vicentina Aquaprogram. «Oggi non si parla solo di mini, ma anche di micro-idro. Per quanto poco, comunque, ogni derivazione comporta un impoverimento dell’ecosistema nel tratto di torrente interessato dalla diminuzione di livello».

Per quanto riguarda il tratto che segue la centralina, l’impatto dipende dal tipo di rilascio: «Se l’acqua turbinata è tanta e viene scaricata in modo improvviso è probabile che aumenti la torbidità. Si tratta di episodi limitati, che non abbiamo mai osservato su grande scala. Per questo in questo settore è sempre opportuno fare valutazioni caso per caso».

Aquaprogram è una società fatta di liberi professionisti che operano nel campo dell’ecologia applicata. Realizza valutazioni sia per committenti pubblici che privati e lavora alle valutazioni di impatto ambientali che servono per concedere le derivazioni d’acqua ad uso idroelettrico. «Con la Via si cerca di capire l’impatto che avrà l’impianto», spiega Salvini, «suggerendo azioni per la mitigazione dell’impatto come scale di risalita per i pesci o altri sistemi». Capita che i biologi dicano di «no», cioé che l’impianto non si può fare, «quando le condizioni ambientali sono di particolare pregio e l’impianto risulta incompatibile».

Ogni caso va valutato con attenzione, però alla luce di quello che gli sta attorno. «In sede di valutazione si dovrebbe tener presente la situazione del torrente, ma anche quella dell’intero bacino idrografico», afferma il biologo e aggiunge: «Capisco che un sindaco possa essere solleticato ad ottenere introiti dalle centraline, però bisogna capire come e dove si fanno».

Il deflusso minimo vitale deve essere controllato «dall’autorità competente» e le violazioni possono portare «alla chiusura della centrale per alcuni periodi».

Questo articolo è stato pubblicato dal Corriere delle Alpi il 22 maggio 2007

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