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Quando una centralina rimpingua il bilancio

BELLUNO. Centraline idroelettriche sui torrenti bellunesi? «Un’alternativa alla disperazione». Un gesto forzato dalla necessità di rimediare entrate certe e contributi europei, almeno per qualche anno. Così molti piccoli comuni bellunesi hanno scelto o stanno pensando allo sfruttamento dei loro torrenti per la produzione di energia elettrica. Lo sostiene il vicesindaco di Voltago Agordino, Cherubino Miana, che per spiegare cosa stia succedendo nelle valli dolomitiche usa l’immagine dei «diavoletti» cercatori d’acqua. «Non sono più i vecchi diavolacci dell’Enel», afferma ricordando anche il suo passato da progettista per la società elettrica, «sono diavoletti con gli occhi vispi che vedono anche il più piccolo rivoletto e corrono a verificare se può diventare una centralina salva-bilanci».

«Mi sono sempre occupato di centrali», premette, «per 26 anni a Belluno ho lavorato alla progettazione civile idraulica seguendo centrali e gallerie. Ricordo che quando l’Enel si presentava sul territorio riceveva attacchi dalla popolazione e dagli amministratori. Attacchi legittimi. Ora che l’azienda è in mano privata, però, il clima è cambiato. I comuni per rimpinguare i bilanci hanno cominciato a trovare il gusto di farsi le centraline idroelettriche. Perché prima criticavano l’Enel e ora portano via quello che resta?».

L’avvocato dei diavoletti potrebbe obiettare che da piccole centrali si ricavano grandi e costanti profitti, o che l’energia da fonte rinnovabile, com’è l’idroelettrica, è “sponsorizzata” dallo Stato che assegna “certificati verdi”. «Ma non mi si dica che portare via l’acqua dagli alvei è tutela ambientale», ribatte Miana. Che ricorda quando in Enel si parlava di un altro futuro per l’acqua dei torrenti: «Studiavamo la possibilità di ottenere acqua potabile, che avrà un valore economico maggiore rispetto all’acqua per la produzione di energia elettrica. Il Bellunese ci guadagnerebbe se nei torrenti scorresse acqua che si può bere. Nel giro di una decina d’anni la si potrebbe ottenere ripulendo gli alvei».

Allora l’avvocato potrebbe ricordare che nelle prese delle centrali non entra l’acqua che deve mantenere il minimo deflusso vitale del corso d’acqua. «Ma nel periodo di secca i torrenti rimangono proprio secchi, in alcuni non rimane nemmeno una goccia d’acqua», è la replica, «sarebbe meglio puntare sul pregio ambientale, curando i prati e lasciando i torrenti incontaminati».

Insomma Miana crede che l’insistere sulle piccole derivazioni a uso idroelettrico «non sia la mossa più intelligente».

«Bisognerebbe fissare un equilibrio tra sfruttamento dell’acqua per fini economici e valore ambientale». E propone: «Perché non contrattiamo per ottenere delle entrate dalle centrali dell’Enel che ci sono in provincia? Dovrebbero essere acquisite dal demanio provinciale e così non servirebbe più costruire altre centraline per motivi economici».

Questo articolo è stato pubblicato dal Corriere delle Alpi il 15 maggio 2007

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